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Neve: un danno o un vantaggio?

La neve è divisiva: c’è chi la adora e chi la odia, in entrambi i casi per motivi ben precisi, psicologici (il fascino dei fiocchi che cadono e tutto occultano) o pratici (le palle di neve, lo sci, il disagio del doversi muovere o del doverla spalare). Ma le piante, che non parlano, la amano o la detestano? Dipende…

 

Quando è benefica e quando è malefica

La neve ormai cade più raramente che in passato, e spesso lo fa laddove non sarebbe di casa: può capitare che sulle Alpi quasi non si veda per un intero inverno, ma che invece inondi il Gargano o ammanti il Vesuvio.

Nell’ottica dei vegetali è quasi intuitivo: le specie alpine non subiscono alcun danno, anzi ne vengono beneficiate perché si tratta di acqua disponibile al disgelo in primavera, ma anche nel frattempo di una “coperta termica” che mantiene una temperatura costante di 0 °C sotto di sé, cioè le radici non ghiacciano sotto la coltre nevosa. Questi due vantaggi sono validi in realtà a ogni latitudine, ma non tutte le piante li apprezzano in ugual misura.

Le piante da climi gelidi, in grado di sopportare temperature inferiori a –10 °C, hanno anche sviluppato una serie di meccanismi interni di adattamento tali da evitare che i tessuti vegetali vengano danneggiati dal gelo; hanno rami flessibili che si piegano sotto il peso dei fiocchi ma non si spezzano; sono prive di foglie in inverno oppure hanno foglie aghiformi che accolgono la neve senza battere ciglio. L’esempio tipico? Gli abeti o i larici, dai rami elastici e dagli aghi piccoli oppure senza, veri campioni di resistenza sotto le nevicate.

I problemi sorgono quando la neve cade in regioni mediterranee, con piante da clima caldo, ma anche per le nevicate nel Nord Italia su piante “fuori zona” non adatte a sopportare il manto candido e gelato. Queste specie hanno infatti rami che si spezzano sotto il peso, foglie persistenti in cui si rompono insanabilmente le cellule, radici che non tollerano di rimanere a 0 °C. Il rischio di perderle è elevatissimo e, se sopravvivono, vanno potate drasticamente snaturando le forme della specie.

 

 

Contenere i danni

Aghifoglie: cipressi, leylandii, tuie, tassi vengono fortemente danneggiate dal peso della coltre sui rami, che si aprono irrimediabilmente a corolla verso l’esterno. Gli esemplari singoli vanno avvolti con stuoie o con fasce di tela o iuta prima che cada la prima neve, per mantenerli compatti e chiusi.

Alberi da frutto: rimuovete la neve ogni 10 cm di accumulo, per evitare che si spezzino rami e che sia così compromessa la produzione di frutti l’anno successivo. Agite subito con la scopa e scuotendo il tronco. Occhio che la neve vi cadrà in testa…

Caducifoglie ornamentali: in caso di nevicate abbondanti rimuovete i fiocchi dai rami spazzolandoli con una scopa di saggina oppure battendola contro il tronco se l’albero è alto. 

Latifoglie sempreverdi: se sono tipiche di zone nevose, non subiscono danni neppure con 20 cm di neve appoggiata. Se invece sono piante mediterranee, come oleandro e olivo, foglie e rami ghiacciano se non si toglie subito la coltre; probabilmente in primavera gli apici si seccheranno e andranno potati; come prevenzione è bene avvolgere il più possibile le piante con stuoie o plastica pesante.

Prato: la bianca coltre è benefica se rimane intonsa, perché protegge gli steli d’erba dal freddo e, sciogliendosi, fornisce preziosa acqua al terreno. Se invece la calpestate, perde la capacità di mantenere la temperatura intorno allo zero e, soprattutto, voi spezzate tutti i fili d’erba. Se è indispensabile camminare sul prato, create un passaggio obbligato con assi di legno.

Serre e piante avvolte nei teli protettivi: le coperture di serre e tunnel non reggono uno spessore superiore a 10-15 cm di fiocchi, sfondandosi. Inoltre, se la neve rimane sulla plastica, brucia le foglie a contatto con essa, mentre sul vetro assorbe il calore interno, abbassando la temperatura intorno alle piante. Va rimossa con la scopa man mano che cade.

Siepi: il manto nevoso va subito rimosso, indipendentemente dalla specie vegetale. Anche in questo caso il peso può spingere verso l’esterno i rami, che potrebbero poi rimanere “aperti” a coppa, rovinando la forma della siepe e obbligando, in primavera, a un taglio drastico. Procedete con la scopa ogni 10 cm di spessore dei fiocchi.

Succulente: i Sempervivum e i Sedum tollerano la neve senza fare una piega, anzi ringraziano fiorendo copiosamente nella primavera-estate successiva. Anche l’Agave americana sopporta una copertura di fiocchi senza danni particolari. Praticamente tutte le altre piante grasse, se non muoiono per il freddo già a 5 °C, vengono lessate in modo letale dalla neve: vanno protette in casa.

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