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Frutti dimenticati, sapori magici

giuggiole

State pensando di piantare un nuovo albero da frutto in giardino, ma siete indecisi, confusi da portainnesti, varietà autosterili, maturazioni scalari e spazi a disposizione? Vi togliamo dalle ambasce: mettete un “frutto dimenticato o frutto minore”, cioè un piccolo albero che produce frutti piccoli ma deliziosi, che nei secoli passati hanno sfamato generazioni di persone, ma poi sono stati abbandonati proprio perché piccini (e quindi scomodi da raccogliere industrialmente), non certo per il sapore unico!

 

Patrimonio d’antan

Solo chi ha almeno 60 anni e un’infanzia trascorsa in campagna può sapere cosa siano giuggiole, sorbole e corniole, e soprattutto che sapore abbiano. Più facile, a tutte le età, conoscere castagne, noci, nocciole e fichi. Sono patrimonio conoscitivo e gustativo, invece, di pochissimi eletti le bacche di olivello spinoso, rosa canina o sambuco. Ed è un vero peccato, perché ciascuno di questi frutti regala sensazioni uniche, a livello sensoriale perché il palato riscopre sapori inimitabili, e a livello emozionale poiché ognuno di essi racchiude una storia fatta di tradizioni, leggende, socialità, accumulata in secoli di conoscenza e utilizzo nel mondo rurale.

 

I vantaggi dei frutti dimenticati

Ma i frutti di noci, noccioli, fichi, kaki, mirabolani, azzeruoli, sorbi, cornioli, nespoli, melograni, sambuchi, rose selvatiche ecc., offrono tuttora anche parecchi vantaggi: in primo luogo la facilità di produzione, visto che si tratta di piante che difficilmente sono preda di malattie e parassiti; in seconda battuta l’abbondanza produttiva, in quanto specie “selvatiche” (non migliorate per selezione), che le porta a regalare ogni anno, senza alternanza di produzione, un’ingente raccolto; al terzo posto la decoratività delle piante, grazie a fiori e foglie di bell’aspetto, a volte su alberelli o cespugli, altre su alberi alti e ombreggianti durante l’estate. Tutte virtù da accogliere con gioia nel proprio giardino.

E ancora: rappresentano una preziosa nota di biodiversità da conservare, per evitare un impoverimento inarrestabile del patrimonio genetico mondiale, già più che compromesso da una selezione esasperata delle sole varietà produttive.

Sul piano pratico, potrete scoprire alimenti semplici, salubri e privi di residui chimici, sapori gradevoli e insoliti, frutti graziosi per un centrotavola d’autunno, e piante sane e robuste che adornino un angolo di giardino senza chiedere nulla in cambio.

Infine, si tratta di frutti per la maggior parte caratterizzati da una lunga conservazione (che a volte è finalizzata al raggiungimento della completa maturazione, come nel caso di nespole selvatiche, kaki e sorbole), effettuata al fresco in cantina, in magazzino o in soffitta: quando il raccolto diverrà abbondante, vi assicurerete i deliziosi frutti per tutto l’inverno. 

 

Consigli per gli acquisti

Presso il vostro Centro di Giardinaggio troverete, soprattutto dall’autunno alla primavera, un’ampia scelta di piante di frutti minori, generalmente coltivati in vaso (solo kaki, fico e noce sono talvolta reperibili anche a radice nuda o in sacchetto termosaldato). Ciò significa che si tratta in genere di esemplari di oltre un anno d’età, quindi più rapidi a entrare in produzione, spesso con forma d’allevamento già impostata (nel caso di cotogno, kaki, noce), da mettere a dimora fra ottobre e gennaio (solo laddove non faccia molto freddo). 

Una raccomandazione importante, valevole per qualunque impianto autunnale o invernale: non dimenticatevi di annaffiare se non piove per più di 15 giorni nel Sud e di 25 giorni nel Nord Italia, perché buona parte dell’attecchimento dipende proprio da radici che rimangono morbide e ben idratate anche durante la stagione del riposo.

 

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