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Tarassaco, l’amico del fegato

pianta di Tarassaco fiorito in un prato

Tutti lo conoscono, tutti ne hanno colto i fiori color del sole o hanno soffiato sull’infruttescenza: il tarassaco o dente di leone o piscialetto (Taraxacum officinale) è fra le piante più note fin da bambini, anche senza conoscerne il nome, ma non tutti sanno quanto fa bene all’organismo!

Scrigno di virtù

Le foglie del tarassaco, grazie alle abbondanti vitamine (A, gruppo B, C e K) e minerali (principalmente potassio, noto diuretico, e ferro, essenziale per il funzionamento dei globuli rossi, ma anche magnesio, calcio, fosforo, manganese, sodio), e soprattutto grazie all’olio essenziale ricco di sostanze amare, depurano il corpo in profondità, tanto da rimettere a nuovo fegati intossicati, reni svogliati e intestini superpigri. In più, gli effetti si vedono quasi subito: ci si sente più leggeri e più freschi; la pelle del viso ricomincia a splendere illuminandosi di un bel colorito roseo, d’incanto passa la tortura provocata da pruriti ed eczemi, e lo stomaco magicamente digerisce anche i sassi!

Se le foglie sono assai efficaci, la radice non è da meno, a patto di raccoglierla quando i principi attivi sono più concentrati al suo interno (cioè in autunno). Contiene tantissime sostanze utili, fra cui vitamine (A, B, C, D) e sali minerali (fosforo, potassio, calcio, magnesio…); ed è utile in caso di insufficienza epatica, calcoli renali, ipercolesterolemia, stitichezza, eczemi e anemia.

 

Come coltivare il tarassaco

Non è una pianta molto coltivata, perché è ampiamente reperibile in natura: si trova facilissimamente in campi, pascoli, boschi, bordi delle strade dal mare fino ai 2.000 m di quota sotto forma di numerosi ecotipi differenti.

È comunque molto semplice da coltivare: si adatta bene a qualsiasi tipo di terreno, preferendo quelli ricchi di sostanza organica. Si semina in primavera direttamente in piena terra; al comparire delle prime foglioline si esegue un diradamento lasciando circa 10 cm tra una pianta e l’altra. Pur avendo bisogno di molta acqua durante la germinazione, si adatta poi bene anche a climi asciutti. Occorre mantenere il terreno libero dalle infestanti e ben arieggiato. In primavera potete trovarne le piantine nel vostro Centro di Giardinaggio, reparto Aromatiche.

 

Avvertenze per raccoglierlo

Innanzitutto una precisazione importante: essendo ubiquitario, lo trovate anche in zone molto inquinate, tipo bordi di strade o ferrovie. Statene alla larga e cercatelo in campagna e in montagna, lontano da fonti d’inquinamento. Attenzione anche al tarassaco venduto al mercato come insalata: potrebbe essere stato raccolto nei luoghi più “comodi” e quindi poco igienici; informatevi prima di acquistarlo.

Raccoglietene le foglie, in primavera (i mesi migliori sono marzo e aprile), ancora sotto forma di rosette basali appiattite e prive di fiori; quando questi compaiono, l’efficacia è dimezzata e via a scemare nel corso dell’estate. Lavatele molto bene, tamponatele con uno strofinaccio e consumatele fresche oppure ponetele su un graticcio ad asciugare all’ombra per almeno un paio di settimane; quando sono ben essiccate, conservatele in sacchetti di carta in luogo fresco.

In novembre invece, con un coltellino a lama corta e arrotondata, estirpate qualche piantina di medie dimensioni con tutta la radice. Dopo averle lavate e asciugate con un panno, tagliate le radici a rondelle non troppo spesse e ponetele a essiccare al sole o in forno. Con le foglie fatevi un’insalata fuori stagione: male non fa di certo!

 

Ricette erboristiche

Purtroppo, perché i preparati siano veramente efficaci, non vanno addolciti, e il sapore è decisamente amaro. Se proprio non riuscite a berli, aggiungete un cucchiaino di miele d’acacia, non di più.

Con le foglie secche

  • Come disintossicante e depurativo del fegato: infondete 20 g in un litro d’acqua bollente per 15 minuti; bevete 2 tazze al giorno per tre settimane.
  • Contro le varici: applicate giornalmente sulla zona delle compresse fredde imbevute del decotto di 40 g di foglie bollite per 10 minuti in un litro d’acqua, e filtrato solo a freddo.
  • Contro le verruche: fate delle toccature con succo fresco, applicato 3 volte al giorno fino a distacco.
  • Per alleviare l’acne: lavate il viso due volte al giorno con un decotto di 50 g di foglie bollite in un litro d’acqua per 30 minuti, filtrato e intiepidito.

Con la radice secca

  • Come diuretico: sminuzzate e macerate 50 g in un litro di buon vino rosso per 10 giorni, filtrate e assumetene 3-4 bicchierini da liquore al giorno.
  • Ancora un disintossicante: bollite 30 g in un litro d’acqua per 5 minuti, filtrate e bevetene 3 tazze al giorno.
  • Per abbassare il colesterolo: bollite 50 g in mezzo litro d’acqua per 10 minuti, filtrate e bevetene una tazza la mattina a digiuno e una prima di cena.
  • Contro l’arteriosclerosi: bollite 60 g per 5 minuti in un litro d’acqua, spegnete e lasciate in infusione per 20 minuti, indi filtrate, bevetene 3 tazze al giorno.
  • Per mitigare i dolori reumatici: bollite 40 g per 10 minuti in un litro d’acqua, lasciando in infusione per 5 minuti, assumetene 2 tazze al giorno.
  • Per ottenere un colorito roseo: bollite 60 g in un litro d’acqua per 30 minuti, lasciate raffreddare, filtrate e applicate delle compresse per 20 minuti.

 

Tarassaco in cucina

  • Per regalare così tanti benefìci, la morte giusta del tarassaco è in insalata: se proprio non gradite il gusto piacevolmente amaro (ottimo aperitivo in caso di inappetenza), correggetelo con lattuga, valerianella, finocchio, sedano, uova sode e noci spezzettate, da condire con olio e succo di limone. Ricette meno “virtuose” prevedono invece l’aggiunta di una dadolata di pancetta appena soffritta, o di cipolla affettata e condita con olio e pepe.
  • Le foglie si possono anche congelare per l’inverno, previa scottatura di 3 minuti in acqua bollente non salata (sistema consigliato anche per attenuare il gusto amaro); all’occorrenza, si possono utilizzare al posto degli spinaci.
  • I boccioli si conservano come i capperi (sott’aceto o sotto sale), o come sott’olio insaporiti con aglio, peperoncino ed erba cipollina.
  • In tempi andati si usavano anche le radici, per poi torrefarle e macinarle: si otteneva così un accettabile surrogato del caffè.
  • Le radici raccolte in novembre si possono anche forzare (come la cicoria belga) per ottenere ottimi germogli imbianchiti (dolci) per il pranzo di Natale. Scegliete piante ben sviluppate, tagliate la radice a 10-15 cm di profondità e le foglie 1-2 cm sopra il colletto. Ponetele nella sabbia, in luogo fresco e semi-buio per forzarle.
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