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Olivello spinoso, miniera di vitamina C

olivello spinoso

Cercate un arbusto per una siepe difensiva spinosa? Oppure per consolidare una scarpata? O che resista in riva al mare sferzato dalla salsedine? O anche che tolleri ben 15 gradi sotto lo zero? Che rimanga imperturbabile nelle zone più inquinate? E che non necessiti di concimazioni? E naturalmente che voglia pochissima o niente acqua? E che sia decorativo? E vi allargate al punto da chiedere anche che produca frutti commestibili? Magari dalle proprietà nutrizionali benefiche?

Ebbene, il vostro Centro di Giardinaggio Monverde ha una simile meraviglia: si chiama olivello spinoso e, oltre alle virtù appena elencate, ne ha perfino una decisamente insolita: in Cina, Mongolia e in tutta l’Asia centrale (dove le sue proprietà sono note da millenni) il succo delle bacche si spalmava sul mantello dei cavalli per conferire lucentezza e splendore, ma anche resistenza alle malattie della pelle!

 

Grigio-verde + giallo-arancio

Questa meraviglia vegetale, dal difficile nome scientifico di Hyppophae rhamnoides (si pronuncia “ippofe”) è un arbusto di medie dimensioni (max 4 x 3 m), disordinato, a crescita rapida, con rami brevi e rigidi, muniti di lunghe spine (difensive). Le foglie opposte, lanceolate, fitte, lunghe 5-8 cm, hanno colore verde-grigiastro sulla pagina superiore, più chiaro inferiormente, e sono caduche. È una specie dioica, con fiori maschili e femminili che sbocciano su piante separate: in entrambi i sessi le corolle sono giallo-verdastre, poco decorative, e appaiano prima che si stendano le foglie, in marzo-aprile. In luglio-agosto si notano i frutti giallo-aranciati, drupe simili a olive, disposte lungo i rami, ovviamente della sola pianta femmina. Altrettanto ovviamente, produce i frutti solo se si associano un esemplare maschile e almeno uno femminile: in genere vengono venduti insieme in un unico vaso. 

 

Non ha bisogno di niente

L’olivello spinoso è una pianta super-rustica: non teme il freddo e sull’Appennino raggiunge i 1500 m d’altitudine, mentre si ferma a 1200 m sulle Alpi. Non teme neppure il caldo più torrido, né i venti carichi di salsedine, e neppure i suoli salati, anche in riva al mare, e le irrigazioni con acqua salmastra. Sopporta splendidamente anche l’aria inquinata e i substrati ricchi di metalli pesanti, che contribuisce a bonificare.

Preferisce suoli asciutti e sassosi, ma resiste su terreni umidi e freschi, anche con ristagno d’acqua, purché ben esposti al sole (non tollera l’ombra, per la serie “finalmente un difetto”!). È utile per consolidare scarpate e pendii franosi o riempire terreni ingrati, grazie all’apparato radicale ben sviluppato e alla presenza di batteri azoto-fissatori sulle radici (per cui non è necessario il concime): è ideale ai bordi delle strade trafficate e negli spartitraffico delle autostrade.

Con le robuste spine forma un muro invalicabile se impiegato in siepe: in Europa, nei secoli passati era utilizzato come siepe attorno alle vigne per tenere lontani “i morsi degli animali e la mano degli uomini”, come narra la tradizione.

Solo nel primo anno dall’impianto necessita di annaffiature regolari durante la primavera-estate (e anche in autunno inverno se non piove per più di 30 giorni), dopodiché si affranca dall’irrigazione e vive da solo. Meglio non potarlo, per non perdere i frutti; se fosse indispensabile regolare l’ingombro, tagliate in dicembre-gennaio durante il riposo.

 

Benefici frutti

I frutti si raccolgono in settembre, tagliando il picciolo; poi si essiccano su un graticcio in strati sottili in un ambiente aerato smuovendoli spesso. Si conservano in un barattolo ben chiuso e all’asciutto.

Le loro proprietà nel Nord Europa sono note da tempo: nella seconda metà del Cinquecento in Germania si prescrivevano contro il mal di mare e i disturbi allo stomaco, perché capaci di togliere la sete e di svolgere un effetto purgante.

Sono infatti molto ricchi di vitamina C (33%), ma anche A ed E, nonché flavonoidi e acidi grassi omega 3 e omega 6, oltre ai minerali preziosi come ferro, rame, calcio, magnesio. Prevengono e curano di raffreddori, stati influenzali e malattie infettive, rallentano l’invecchiamento delle cellule e dell’organismo in generale, corroborano l’organismo negli stati di affaticamento, cicatrizzano le ulcere gastriche e risanano le ferite. Da alcuni studi, infine, emergono le proprietà antitumorali del succo ottenuto dalla spremitura delle bacche. Ma anche dai semi si estrae un olio in cui predominano gli acidi grassi insaturi, avente proprietà astringenti, antinfiammatorie e cicatrizzanti.

 

Per usarli in cucina

Non commestibili in forma cruda perché troppo aspre, le drupe si trasformano in succo, utilizzabile per confetture, gelatine e sciroppi. Nel Nord Europa si impiegano per salse da accompagnare a carni e pesci grassi e, in Siberia, per preparare una vodka. In tutti i Paesi Scandinavi vengono impiegate nella preparazione di marmellate, di composti di frutta secca con miele e di condimenti, conservandole, in quest’ultimo caso, sotto sale o aceto.

 

La ricetta: salsa di olivello

Ottima per accompagnare bolliti, carni di manzo, maiale e selvaggina, pesci grassi come salmone e aringa. Porre in una pentola di acciaio inox 100 g di zucchero, 3 dl di aceto bianco, 1-2 stecche di cannella, 4 chiodi di garofano, la buccia di mezzo limone e mezza arancia non trattati, un pizzico di sale e pepe. A fuoco basso far ritirare il liquido della metà, filtrare e unire 500 g di olivelle ben lavate; far cuocere per 20 minuti. Passare il composto al passaverdure, rimettere in pentola per altri 10 minuti; invasare ancora caldo e chiudere bene; conservare in frigorifero per non più di 10 giorni.

 

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