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Rosmarino, una primavera da leoni

rosmarino in fioritura

Il rosmarino (Rosmarinus officinalis) – che oggi tanto apprezziamo come pianta ornamentale e come aroma in cucina – nel Rinascimento serviva invece ad allontanare la peste. Era infatti uno dei componenti (assieme a timo, salvia, lavanda, aglio, ruta e canfora) dell’“aceto dei quattro ladroni”, una mistura con cui si disinfettavano coloro che depredavano le case degli appestati e gli stessi cadaveri risultando, grazie a essa, immuni dal contagio (almeno così pareva…). 

Effettivamente, questo notissimo arbusto rappresenta una vera e propria farmacia in miniatura: contiene infatti un olio essenziale a base di eucaliptolo, pinene e altri alcooli, che conferisce l’intenso e volatile aroma unitamente alle proprietà benefiche, tra cui spicca il potere disinfettante e cicatrizzante. E poi c’è un acido organico, l’acido rosmaricinico, che combatte l’invecchiamento grazie al potere antiossidante. La sua resina balsamica disinfiamma le vie respiratorie e le libera dal catarro. I tannini stimolano i succhi gastrici e hanno potere battericida. 

Tuttavia, come di tutte le Lamiacee o Labiate, anche del rosmarino non si può abusare, ma bisogna dosarlo con attenzione. Già il sapore molto intenso sconsiglia di adoperarne in eccesso; inoltre, l’utilizzo in grandi quantità in gravidanza può causare minacce d’aborto. Non utilizzate mai l’olio essenziale per uso interno senza controllo medico perché può provocare manifestazioni tossiche.

Facilissimo da coltivare

Si può coltivare nell’orto e anche in vaso, in un terreno calcareo misto a sabbia, in una posizione ben riparata e illuminata dal sole per gran parte della giornata; resiste al freddo (fino a –5 °C) proteggendone la base con una buona pacciamatura. Attenzione perché, se si trova bene, il suo accrescimento è molto rapido e può diventare anche molto ingombrante…Se ne utilizzano i fiori e le foglie, da staccare durante la bella stagione nelle ore più fresche, e da essiccare all’ombra e all’aria. Si conservano separati, in vasi di vetro ermeticamente chiusi, mantenendo l’aroma per 4-6 mesi. 

 

Ricette erboristiche

  • Per tenere sotto controllo il colesterolo: macerate 40 g di fiori essiccati in un litro di vino rosso per una settimana, filtrate, bevete due bicchierini al giorno per 20 giorni.
  • Per depurare dolcemente il fegato: bollite per 5 minuti 10 g di foglie secche in una tazza d’acqua, filtrate e addolcite con miele di tarassaco o castagno, bevetene un bicchiere la mattina a digiuno per 20 giorni.
  • Contro nervosismo, ansia e insonnia: infondete 5 g di fiori secchi per 10 minuti in una tazza d’acqua bollente, filtrate e dolcificate con miele di tiglio o acacia, bevetene un bicchiere al giorno all’occorrenza, oppure 30 minuti prima di coricarvi.
  • Per alleviare il dolore da reumatismi o contusioni: massaggiate la parte dolente con qualche goccia di olio essenziale almeno 4 volte al giorno.

 

Ricette cosmetiche

  • Contro le caviglie gonfie: bollite per 10 minuti 60 g di foglie secche in tre litri d’acqua salata con 20 g di sale marino, filtrate, lasciate intiepidire, tenetevi piedi e caviglie immerse per 10 minuti, sciacquate con acqua fredda e distendetevi per 10 minuti con le gambe rialzate.
  • Per un bagno tonificante: appendete sotto il getto dell’acqua bollente un sacchetto di cotone con 100 g di foglie fresche. Per potenziare l’effetto, dopo il bagno spalmatevi con qualche goccia di olio essenziale.
  • Contro la pelle grassa: lasciate in infusione 40 g di fiori secchi in un litro d’acqua bollente per 10 minuti, filtrate e fate raffreddare, pulite la pelle con un batuffolo di ovatta tre volte a settimana.
  • Per attenuare le prime rughe: infondete per 10 minuti 50 g di fiori secchi in un litro d’acqua bollente, applicate per 10 minuti delle compresse imbevute della tisana filtrata e raffreddata.
  • Contro la forfora: mescolate parti uguali di sale fino e di foglie secche tritate, frizionate il cuoio capelluto due volte a settimana, spazzolate bene.

 

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